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Una proposta di tour individuale in libertà, senza guide locali e svincolati da gruppi di turisti, al fine di godere appieno delle magie del Rajasthan, in modo autonomo ed indipendente, ma perfettamente organizzato. I trasferimenti tra le varie località sono effettuati in auto private, guidate da affidabili autisti, per scoprire il meglio di questo straordinario angolo di India, dove si respira ancora l’atmosfera degli antichi Marajà.

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1° GIORNO: DELHI
giornata a disposizione per visitare Delhi.
Suggeriamo la visita della vecchia Delhi, caratteristica per l’architettura mogul, il Forte Rosso, il Raj Ghat, la Moschea Masjid e il mercato Chandni Chowk.
Nuova Delhi: il Mausoleo di Humayun, il Minareto di Qutab. Si vedranno anche la zona delle ambasciate, il palazzo del governo e Connaught Place, centro dello shopping della città. Pernottamento in hotel.
Pasti liberi.
Località: DELHI


2° GIORNO: DELHI-MANDAWA
Prima colazione e partenza per Mandawa. Nel pomeriggio si potranno visitare le bellezze di questa piccola ma straordinaria città situata nella regione di Shekhawati, la terra delle haveli, le dimore dei signori locali, stupendamente decorate con affreschi che riproducono anche scene di vita del periodo coloniale.
Pernottamento a Mandawa.
Distanze percorse: 270 km.
Località: MANDAWA


3° GIORNO: MANDAWA – BIKANER
Prima colazione e partenza per Bikaner, nel mezzo del deserto del Thar, una delle più remote e affascinanti città del Rajasthan.
Nel pomeriggio tempo a disposizione per poter visitare la città, con il Junagarh Fort e il Lalgarh Palace. Pernottamento.
Distanza percorsa: 190 km.
Località: BIKANER


4° GIORNO: BIKANER-JAISALMER
Prima colazione e partenza per Jaisalmer. Arrivo e resto della giornata a disposizione. La città si trova al confine fra Rajasthan e Pakistan e risale al XII secolo. E’ costruita in arenaria dorata, con intorno magnifiche mura merlate. Pernottamento.
Distanza percorsa: 320 km.
Località: JAISALMER


5° GIORNO: JAISALMER
Prima colazione. In mattinata tempo libero per lavisita della città: stupendi templi jainisti finemente cesellati; le haveli, case dei ricchi mercanti in arenaria rosa squisitamente scolpite; il forte che si erge maestoso sul colle di Tricutta e il lago artificiale. Nel pomeriggio possibilità di andare a visitare le splendide dune di sabbia del Sam Desert, con possibilità di fare un breve percorso a dorso di cammello. Rientro in hotel, pernottamento.
Località: JAISALMER


6° GIORNO: JAISALMER – JODHPUR
Prima colazione e partenza per Jodhpur. Nel pomeriggio tempo a disposizione per la visita della città, dominata da una maestosa fortezza che sorge su un isolato sperone roccioso alto 125 metri. Pernottamento.
Distanza percorsa: 300 km
Località: JODHPUR


7° GIORNO: JODHPUR – UDAIPUR
Prima colazione e partenza per Udaipur con sosta a Ranakpur, situata aldilà degli alti colli Aravalli, dove si visita un bellissimo santuario Jainista del XV secolo. Arrivo a Udaipur e pernottamento.
Distanza percorsa: km 260
Località: UDAIPUR


8° GIORNO: UDAIPUR
Prima colazione. Nel pomeriggio tempo a disposizione per la visita di Udaipur, l’antica capitale del regno del Mewar. con il tempio Jagdish che rappresenta uno dei migliori esempi di architettura indo-ariana e ai giardini; lago Fatehsagar, visita al Bhartiya Lok Kala Mandir, museo d’arte folk e del bazar. Pernottamento.
Località: UDAIPUR


9° GIORNO: UDAIPUR – JAIPUR
Prima colazione e partenza per Jaipur. Arrivo nel tardo pomeriggio e sistemazione in hotel. In serata tempo a disposizione per la visita al bazar di Jaipur. Nell’area sud della città si concentrano i negozi dei venditori, di pietre preziose e dei raffinati monili d’argento rajasthani. Pernottamento.
Distanza percorsa: km 410
Località: JAIPUR


10° GIORNO: JAIPUR
Prima colazione. Giornata libera per scoprire la meravigliosa capitale del Rajasthan. Fort Amber con salita alla cittadella a dorso di elefante o a bordo di jeep, visita di Jagmandir o sala della Vittoria con splendidi specchi, del Jai Mahal e del tempio di Kali. Il palazzo del Maharaja comprendente l’Osservatorio Astronomico di Jai Singh II e il Palazzo dei Venti. Rientro in hotel e pernottamento.
Località: JAIPUR


11° GIORNO: JAIPUR – AGRA
Prima colazione e partenza verso Agra. Sosta e visita di Fatehpur Sikri, progettata per essere capitale del regno ma abbandonata subito dopo la sua costruzione, oggi magnifico esempio di città fantasma. Arrivo ad Agra, sistemazione in hotel e pernottamento.
Distanza percorsa: km 260
Località: JAIPUR / FATEHPUR SIKRI / AGRA


12° GIORNO: AGRA – DELHI
Distanza percorsa: km 210
Prima colazione e mattinata dedicata alla scoperta della città: si vedranno fra gli altri il Taj Mahal, bianco mausoleo simbolo della città, e il Forte Rosso. Partenza per Delhi. Arrivo in serata, pernottamento.
Località: DELHI


13° GIORNO: DELHI
Prima colazione e trasferimento in aeroporto per il volo di rientro.
Località: DELHI


SISTEMAZIONE ALBERGHIERA
Delhi Radisson Blu Paschim Vihar
Mandawa Castle Mandawa
Bikaner Hotel Lallgarh
Jaisalmer Desert Tulip or similar
Jodhpur The Fern or similar
Udaipur Mewargarh Palace
Jaipur Lemon Tree or similar
Agra Crystal Inn Sarover
Delhi Radisson Blu Paschim Vihar


QUOTE A PERSONA (minimo 2 persone)

INDIA – RAJASTHAN ZAINO IN SPALLA

13 giorni / 12 notti

dal 01/01/2019 al 31/12/2019
minimo 2 persone
 
quote a persona in camera doppia da €690

Quota voli intercontinentali e interni su richiesta.

supplemento camera singola € 340

Le quote comprendono:

  • Pernottamenti in hotel di categoria superior con trattamento di BB

  • Tutti i trasferimenti sono forniti dal veicolo aria condizionata, come segue:

    • 02 persone: Aria condizionata auto categoria compact

    • 03 persone: Aria condizionata auto tipo Toyota Innova (MUV)

    • 04-06 persone: Aria condizionata auto tipo Tempo Traveler (Mini-Van)

  • Tasse di circolazione, pagamento per parcheggio, benzina e tasse interstatali.

  • rappresentante del nostro corrispondente per l’assistenza durante i trasferimenti di arrivo e di partenza.

  • Servizio di facchinaggio agli aeroporti e alberghi.

  • Tutte le tasse applicabili al momento.

  • Assicurazione medico/bagaglio (massimale spese mediche €10.000, bagaglio €500)

Le quote non comprendono:

  • voli intercontinentali

  • tutti i pranzi e le cene

  • Biglietti d’ingresso per I monumenti (supplemento Euro 200 a persona circa)

  • guide (supplemento facoltativo per la guida in italiano in ogni città visitata Euro 600 circa a persona)

  • possibilità di mezza pensione con supplemento di Euro 200 a persona

  • bevande ai pasti

  • extra in genere

  • mance

  • assicurazione annullamento facoltativa 4% sul costo del viaggio

  • visto di ingresso in India

INDIA – INFORMAZIONI UTILI


DOCUMENTAZIONE NECESSARIA PER L’INGRESSO DEL PAESE

Passaporto: Necessario, con validità residua di almeno sei mesi al momento dell’arrivo. Per le eventuali modifiche relative alla validità residua richiesta del passaporto si consiglia di informarsi preventivamente presso l’Ambasciata dell’India a Roma o il Consolato Generale dell’India a Milano o presso il proprio Agente di viaggio.
Visto di ingresso: 
Necessario. Per soggiorni di breve periodo (massimo 60 giorni) per turismo, affari e cure mediche, i viaggiatori possono avvalersi dell’eVisa. Tale sistema consente di fare domanda di visto direttamente online sul sito 
http://www.indianvisaonline.gov.in/visa/   e di ricevere in 72 ore, a seguito del pagamento effettuato anch’esso online, una mail di autorizzazione al viaggio. Il visto vero e proprio sarà rilasciato all’arrivo in uno dei porti e aeroporti di entrata previsti a seguito della presentazione dell’autorizzazione.
Prima di registrare la propria domanda online, il richiedente visto deve accertarsi che il proprio passaporto abbia almeno sei mesi di validità residua dalla data di entrata in India e due pagine bianche. All’arrivo i viaggiatori devono inoltre dimostrare di disporre di un biglietto di ritorno e risorse sufficienti a copertura del soggiorno. Non possono usufruire dell’eVisa i titolari di passaporto diplomatico o di servizio o di laissez-passer. I porti da cui è consentito l’ingresso sono: Ahmedabad, Amritsar, Bagdogra, Bengalore, Calicut, Chennai, Chandigarh, Cochin, Coimbatore, Delhi, Gaya, Goa, Guwahati, Hyderabad, Jaipur, Kolkata, Lucknow, Mangalore, Mumbai, Nagpur, Pune, Tiruchirapalli, Trivandrum, Varanasi, Cochin, Goa e Mangalore. L’uscita dal Paese può avvenire da ognuno degli Immigration Check Post autorizzati in India.
Gli altri tipi di visto (o i visti di durata superiore ai 60 giorni) possono essere unicamente rilasciati dagli uffici diplomatico/consolari del Paese presenti in Italia. Il modulo di richiesta visto va compilato esclusivamente online sul sito 
http://www.indianvisaonline.gov.in/visa/

Si richiama l’attenzione sulla recente parziale modifica delle norme che regolano il soggiorno e la registrazione degli stranieri in India. È stato infatti introdotto l’obbligo di registrazione presso l’autorità competente (Foreigners Regional Registration Office – FRRO – oppure Foreigners Registration Office – FRO) dei titolari di visto per affari (Business), qualora il loro soggiorno in India si protragga oltre i 180 giorni nell’anno solare, indipendentemente dalla quantità di visti rilasciati e dalle uscite dal Paese in tale periodo.

I visitatori diretti verso zone con accesso limitato o protette necessitano di permessi speciali. Per ogni informazione al riguardo e per l’elenco delle zone suddette è bene sempre informarsi presso le Rappresentanze diplomatico-consolari indiane in Italia nel momento in cui si presenta la domanda di visto.
Nel caso di voli in transito per l’India per destinazioni quali ad esempio il Nepal, il Bhutan, le Maldive o lo Sri Lanka, si consiglia di munirsi di un visto di transito per l’India, in assenza del quale non è possibile lasciare la zona aeroportuale in caso ad esempio di ritardi nelle coincidenze.

Si registrano casi di connazionali fermati dalle Autorità di frontiera indiane, le quali al momento dell’uscita dello straniero dal Paese eccepiscono la mancata osservanza delle norme locali in materia di visti di ingresso.

L’irregolarità’, che viene rilevata per lo più negli aeroporti, può riguardare sia la permanenza sul territorio indiano oltre la data di validità del visto, sia la mancata registrazione dello straniero presso le competenti Autorità nazionali.

Le violazioni delle disposizioni indiane possono causare il fermo di polizia e il temporaneo divieto di espatrio, comportando in taluni casi l’inserimento dello straniero nella lista delle persone a cui è vietato il reingresso in India (black list). Le spese per la modifica o l’acquisto di nuovi biglietti aerei e quelle di soggiorno sono interamente a carico degli interessati.

Si raccomanda pertanto di prestare la massima attenzione alla normativa locale, rispettando le date di scadenza del visto di ingresso e seguendo scrupolosamente le indicazioni delle Autorità indiane in materia di soggiorno.

Formalità valutarie e doganali: somme superiori all’equivalente di 5.000 dollari USA in contanti e 10.000 dollari USA in travellers cheques sono da dichiarare alle autorità doganali all’arrivo in aeroporto, mentre per l’esportazione di oggetti di grande valore o in grandi quantità è necessario acquisire un’autorizzazione della dogana prima dell’uscita dal Paese.

In India sono accettate le carta di credito, preferibilmente del circuito VISA, sia nei negozi autorizzati sia negli alberghi delle grandi città, dove sono inoltre presenti sportelli bancari automatizzati. Le Rupie indiane non sono convertibili all’estero, vige inoltre il divieto di esportazione di valuta dal Paese.

Con l’intento di prevenire qualsiasi traffico illegale di stupefacenti e beni illegali, sono stati rafforzati i controlli doganali al momento della partenza e all’arrivo. Per ulteriori informazioni si consiglia di visitare il sito web del Central Board of Excise and Customs (Autorità indiana per le Dogane): http://www.cbec.gov.in/ e consultare la sezione “Guide for Travellers”.

Limitazione di esportazione: non è consentito esportare oggetti antichi di più di 100 anni, e prodotti derivanti da animali protetti (avorio, pelle di serpente o di altri animali selvatici) inclusi i prodotti tessili (come lo shatush) derivanti da animali protetti.

Apparecchiature satellitari e tecniche
Si segnala che l’introduzione di apparecchiature satellitare in India è proibita e che il possesso delle stesse è soggetto a gravi sanzioni ai sensi della legislazione indiana.

Analogamente, l’introduzione di rice-trasmittenti, telescopi ecc. è soggetta ad autorizzazione da parte delle Autorità. Si raccomanda di acquisire le relative informazioni dalle Autorità diplomatico-consolari indiane presenti in Italia nel caso si intenda introdurre tali apparecchi nel Paese. Si avverte che il possesso non autorizzato è soggetto a gravi sanzioni (compreso l’arresto).

Le Autorità indiane proibiscono tassativamente, in mancanza di previa autorizzazione delle stesse Autorità, il volo di aeromobili senza equipaggio quali drone, mongolfiera, parapendio, deltaplano, ultraleggero, ecc.  entro un raggio di 30 Km intorno a Vijay Chowk (centro della città) in New Delhi.

FUSO ORARIO

+ 4,30 ore rispetto all’Italia, + 3,30 quando in Italia vige l’ora legale

LINGUA

In India non esiste una lingua nazionale, ma diverse lingue ufficiali: l’hindi è la lingua ufficiale del governo e quella più parlata; esistono però altre 21 lingue ufficiali e ben 1. 652 dialetti. L’inglese, ampiamente utilizzato è “lingua ufficiale sussidiaria”. In Nepal la lingua ufficiale è il nepali, in Tibet il tibetano e il cinese, in Ladakh il ladakhi e in Bhutan lo Dzongkha.

RELIGIONE

Induismo, Islam, Cristianesimo, Sikhismo, Buddismo, Giainismo, Zoroastrismo ed altre confessioni minori

MONETA

In India e Ladakh la moneta locale è la rupia indiana (INR), suddivisa in 100 paisa. 1 Euro = 72 Rupie (cambio a giugno 2015) L’importazione e l’esportazione di rupie indiane, che possono essere acquistate solo in India, sono vietate. Si può cambiare negli aeroporti o naturalmente negli hotel, dove il tasso di cambio risulta un po’ meno conveniente. E’ suggerito conservare le ricevute di cambio, indispensabili per riconvertire le rupie in euro in caso fosse necessario e cercare di avere sempre a portata di mano banconote di piccolo taglio per le mance. Gli euro vengono accettati, assieme alle carte di credito, nei principali negozi per turisti, tenendo d’occhio il tasso di cambio. Le rupie si possono ritirare anche dagli sportelli ATM (bancomat) che si trovano nelle città principali, utilizzando carta di credito; è necessario in questo caso ricordare di portare con sé il PIN.

TELEFONIA

La ricezione dei telefoni cellulari è buona. Occasionalmente si possono verificare coperture di rete meno efficaci. Ci sono diversi operatori di servizi telefonici e si possono inoltre acquistare schede telefoniche un po’ ovunque. I costi sono abbastanza elevati (non meno di 3 euro al minuto con tutti gli operatori). In caso di necessità di telefonate frequenti, si consiglia di acquistare una scheda con numero indiano. Per farlo si deve avere una copia del passaporto (pagina visto e dati anagrafici, alcuni negozi accreditati chiedono anche due fototessere): il costo della tessera è molto limitato e le tariffe risulteranno più convenienti.

È possibile comunque telefonare anche da telefoni fissi, posti ad ogni angolo di strada, con un costo al minuto di 10/15 rupie, quindi davvero conveniente: anche negli hotel le tariffe minime sono infatti di 2/3 euro al minuto. Molti hotel dispongono di internet ed i numerosi internet point, consentono di telefonare con Skype (costo postazione internet point variabile, massimo 30 rupie l’ora). Per chiamare in Italia il prefisso è 0039, per chiamare dall’Italia 0091 seguito dal codice regionale e urbano.

CLIMA

 Clima tropicale e subtropicale, con temperature estive che raggiungono i 48 C°. 

VACCINAZIONI OBBLIGATORIE

Non è richiesta alcuna vaccinazione obbligatoria. È bene portare con sé una essenziale dotazione di medicinali utili e quelli per uso personale. Consigliamo di munirsi di disinfettanti intestinali e medicine che possano tornare utili in caso di sbalzi tra il caldo dell’esterno e l’aria condizionata molto diffusa in locali, hotel e mezzi di trasporto. Come in altre destinazioni è bene evitare i cibi crudi e non bere acqua corrente ma acqua e bibite in bottiglia. Evitare l’acqua di rubinetto e il ghiaccio nelle bibite. Importante avere un repellente contro le zanzare. Per viaggi diversi da quelli del circuito più strettamente turistico le norme sanitarie verranno indicate specificamente. Per chi si recasse nelle regioni montuose del Ladakh è necessario ricordare che le elevate altitudini che verranno toccate (a volte oltre 5000 metri in alcuni passi), possono essere nocive per chi ha problemi riconosciuti a cuore, polmoni, pressione. Per tutti vale invece la regola dell’acclimatamento, di solito una mezza giornata di idratazione e relax appena giunti a destinazione.

AGRA

Agra è meta di visita da parte di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo che vi si recano per ammirare le rovine della fortezza di arenaria rossa costruita dagli imperatori Mughal e, soprattutto, per compiere un pellegrinaggio al Taj Mahal, il mausoleo conosciuto in tutto il mondo con il nome di derivazione persiana La luce del palazzo. Nel 1983 il Taj Mahal è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO.

BIKANER

Bikaner è situata ai margini nord-orientali del deserto di Thar. L’agricoltura è stata sempre difficile per via del clima secco. L’apertura di un canale dedicato a Indhira Gandhi ha permesso l’estensione delle culture, soprattutto grano, cotone e arachidi. La città annovera manifatture di tappeti e qualche fabbrica di ceramiche. Il turismo ha un ruolo rilevante nella sua economia.
Bikaner fu fondata nel 1488 da Rao Bika, un principe cadetto del clan dei Rathore che lasciò la corte di Jodhpur ritagliandosi un regno personale in quest’angolo del Rajasthan. Secondo la leggenda il principe nel suo peregrinare alla ricerca di un regno incontrò un giorno il mistico Karni Mata che gli predisse che avrebbe superato suo padre in gloria. Fatto sta che Rao Bika fu costretto a combattere per circa un trentennio con i capi locali prima di poter realizzare il suo sogno. I suoi discendenti entrarono in conflitto con gli imperatori moghul ma seppero sempre tener testa con la forza delle armi ai loro potenti nemici. Agli inizi del secolo successivo fu stipulata un’alleanza con i sovrani di Delhi e Bikaner poté prosperare grazie ai commerci e alle sue manifatture artigianali. Vi sorse anche una scuola di miniaturisti. Uno dei più noti râja di Bîkâner fu Rai Singh I (1571-1611), guerriero e poeta allo stesso tempo. Il XVIII secolo invece fu un periodo di lento declino soprattutto a causa della disgregazione dell’impero moghul. Nel 1818 la città si pose sotto protettorato inglese. Il maharajah rimpinguò le casse dello stato fornendo cammelli a migliaia alle truppe inglesi impegnate nelle guerre afghane. Gangâ Singh (1898-1943), penultimo sovrano di Bikaner creò il corpo dei cammellieri (Bikaner Camel Corps o Gangâ Risala), una unità militare che combatté al servizio degli Inglesi in Cina, al tempo della guerra dell’oppio e in Egitto, contro le forze ottomane durante gli anni della I guerra mondiale. Il sovrano fu anche un personaggio di mondo e famose sono rimaste le battute di caccia da lui organizzate per conto di ospiti illustri come il principe di Galles o lo stesso re Giorgio V.

DELHI

La storia di New Delhi, l’attuale capitale della più grande democrazia del mondo, risale ad oltre 3000 anni fa ed è menzionata anche nel leggendario poema indiano «Mahabharata» come visione dell’antica «Indraprastha». Per ben sette volte Delhi combattè per la propria sopravvivenza, ed ogni dinastia regnante, che fosse indù, mussulmana, mogol o britannica, lasciò dietro di sè, ognuna nel proprio stile, una ricca eredità culturale ed architettonica espressa in templi e mercati, palazzi e fortezze, monumenti funebri e torri. Fu infatti da Delhi che l’Imperatore persiano Nadir Shah si portò via il magnifico Trono del Pavone e il famoso diamante Kohinoor, oggi ammirabile tra i Gioielli della Corona Britannica.
Gli Inglesi spostarono la loro capitale da Calcutta a Delhi nel 1911, affidandone la progettazione a due architetti, Edwin Lutyens e Herbert Baker. Poche capitali possono vantare oltre 1500 monumenti storici e tanti parchi e giardini come Delhi

FATEHPUR SIKRI

La Città della Vittoria, a 35 Km da Agra, fu costruita da Akbar perché divenisse la nuova capitale dell’impero Moghul ed é oggi giustamente una delle principali attrazioni architettoniche indiane.
Il luogo ove sorse Fatehpur Sikri, una bassa collina alle propaggini della catena dei monti Vindhya, godeva da tempo della reputazione di luogo ricco di auspici favorevoli. Il nonno di Akbar e fondatore della dinastia Moghul, Babur, aveva sconfitto qui le forze Rajput del Mewar. Aveva così battezzato la località Shikri, grazie. Ai tempi di Akbar la località era abitata da scalpellini e tagliatori di pietre, ma vi risiedeva anche un mistico e astrologo musulmano, appartenente alla corrente del Sufismo, e destinato all’eterna venerazione in India, lo Sceicco Salim Chishti.Nel 1568 Akbar si recò dal saggio, già allora considerato santo, per chiedere la grazia di un erede, che nonostante le numerose mogli non riusciva ad ottenere. Lo Sceicco lo confortò e gli predisse che avrebbe presto avuto un figlio. Il 30 Agosto del 1569 una delle sue mogli, una principessa Rajput, partorì un figlio maschio, il primo di tre, che fu chiamato Salim in onore al saggio e che sarà poi imperatore col nome di Jahangir. Due anni dopo Akbar decise di trasportare la capitale nel luogo della predizione. Naturalmente in realtà le ragioni per una simile decisione furono soprattutto strategiche; avvicinava il fulcro dell’impero al Gujarat, che Akbar voleva conquistare per i ricchissimi commerci marittimi con le terre arabe che le sue coste proporzionavano.

Anup Talao
All’inizio del 1571 iniziarono i lavori, che proseguirono durante circa 15 anni. Nel 1576 il Gujarat venne conquistato e fu allora che il luogo assunse il nome di Fatehpur, fateh, vittoria e pur, città. Akbar vi trasferì la corte ma improvvisamente, nel 1586, abbandonò la sua nuova capitale per sempre. Le ragioni non sono state totalmente chiarite. Si è suggerita una grave carenza idrica, come possibile motivo, ma la spiegazione più plausibile è quella che indica la necessità di Akbar di spostare nuovamente la sua centrale operativa, per fronteggiare questa volta la guerra contro Kabul, odierno Afghanisthan, che conquistò nel 1585 e Kandahar, che cadde nel 1595. Dopo la partenza della corte di Akbar, la città venne abitata solo saltuariamente nei secoli successivi; all’inizio del XVII secolo venne utilizzata come residenza di alcune regine madri, nel 1619 Jahangir vi si accampò per qualche mese, in attesa dello spegnersi di una epidemia ad Agra, e qui venne incoronato, 90 anni dopo, Muhammad Shah; fino all’iniziativa di Lord Curzon, Vicerè britannico dal 1898 al 1905, che ne sponsorizzò il restauro.La città si può dividere in due parti: la zona del palazzo e quella della moschea.La zona palatina a sua volta può essere suddivisa in:
edifici amministrativi
quartieri privati dell’ imperatore
l’Harem
Le zone amministrative, nella zona Est, sono connesse per mezzo di cortili ai quartieri dell’imperatore e alla città, mentre quella dell’harem è raggiungibile dalla zona imperiale attraverso corridoi schermati e che escludevano qualunque contatto estreno. La zona palatina è circondata da una serie di edifici di servizio e della corte, come aree comuni, laboratori, case dei nobili, mercati, caravanserragli etc. il tutto racchiuso nella cinta muraria.
Pachisi boardSi entra dall’Agra Gate, tra due torri, e si trova sulla destra il padiglione di Tansen, il celebre musicista di corte, seguito poco oltre da altri edifici, alcuni dei quali in rovina, e dalla spianata del palazzo. Proseguendo sulla strada in salita, si entra nella zona palatina vera e propria. Nel centro della piazza, dietro a un semplice trono, si trova il Chaupar o Pachisi Board; si tratta di una specie di gigantesca scacchiera un tempo animata da pedine viventi: giovani schiave e cortigiane vestite di giallo, rosso o blu si muovevano sulle caselle secondo una variante degli scacchi evoluto in un gioco da tavolo tuttora popolarissimo in Spagna, il Parchìs.
Diwan i khas, internoIl Diwan i Am è il cortile delle grandi udienze pubbliche: la loggia reale, sul fronte Ovest è racchiusa da bellissimi jalis, schermi in pietra traforata. A destra, si trova il Diwan i Khas, palazzo delle udienze private, a due piani con edicole agli angoli, dove l’imperatore usava intrattenersi coi saggi e i sapienti di ogni credo e provenienza in lunghe conversazioni teologiche, alla ricerca di una possibile sintesi universale. Al centro, una colonna magnifica, nella quale si fondono elementi decorativi di tutte le religioni dell’impero e che sostiene 36 mensole sovrapposte a volute, sulle quali poggia un balcone circolare da cui si irradiano quattro passerelle.
Oltre la Pachisi Board sorge il Padiglione della Sultana turca, magione privata destinata secondo la tradizione a una favorita di Akbar, Ruqayya Begum, con balconi su ogni lato e squisite decorazioni. A Sud, oltre la corte con al centro l’Anup Talao, una scenografica piattaforma cinta da una vasca connessa alla piazza da 4 passerelle, probabilmente utilizzata per ospitare musicisti e danzatori, si trova il Dawlathkhana i Khas, l’edificio che ospitava le stanze private dell’imperatore: due ambienti al piano terra – camera da letto e biblioteca – e uno a quello superiore, con una finestra a Sud, dalla quale il sovrano si mostrava al popolo ogni mattina.
Panch Mahal
A Ovest del cortile sorge il Panch Mahal, un padiglione piramidale a quattro ordini più chattri finale e aperto ai venti, costituito esclusivamente da pilastri intagliati disposti su cinque livelli, ognuno per estensione minore del precedente. Alle spalle di questo, verso Sud si trova la Sunhara Makan, la casa della moglie cristiana di Akbar, con pareti affrescate all’interno. Il palazzo Jodha Bai fu invece la residenza della sua omonima regina rajput, madre del famoso e tanto atteso erede di Akbar – ma la sua vera identità rimane controversa – fornito anche di cucina privata per rispettarne i tabù alimentari. Occupava un’ala dello spazioso palazzo centrale, Raniwas, protetta dalle alte mura e sul lato Nord del quale sorge lo Hawa Mahal, il palazzo dei venti, con bellissime jalis che si affacciano sul giardino. Oltre questo complesso sorge il palazzo di Birbal, primo ministro di Akbar, uno degli edifici più sfarzosi della città in stile indo-islamico, a due piani, con cupole e terrazze e di fronte al quale si trovano le scuderie dei cammelli.
La zona della moschea:
Mausoleo di Salim ChishtiLasciando il Palazzo reale, si procede verso la zona sacra della città. Il luogo di culto più antico è la moschea dei tagliatori di pietra, a Ovest della grande moschea, la Jami Masjid. Akbar usava la Badshahi Darwaza, la porta del re, per accedere alla moschea, una delle più grandi dell’India, con una capienza di circa 10.000 fedeli in preghiera. Fu costruita seguendo il modello di una moschea di Samarcanda (odierno Uzbekisthan) e a dispetto dell’aspetto austero esterno, all’interno si rivela altamente ed elegantemente decorata, con motivi ornamentali spesso di chiara ispirazione hindu-jain.
Chishti, dettaglioIl capolavoro dell’area è però il mausoleo di Salim Chishti, che domina la metà Nord del cortile ed è fronteggiato da una vasca. Marmo bianco scintillante, sostegni a serpentina in stile del Gujarat, jalis, pilastri scolpiti e pizzo di marmo per un luogo venerato dagli Indiani di ogni religione e che da secoli si prostrano qui in preghiera legando gugliate di filo ai trafori del marmo, nella speranza di ottenere dal santo, anche loro come Akbar, la grazia di un erede.
La parete meridionale della grande corte è dominata dalla Buland Darwaza, la porta trionfale costruita per celebrare la vittoria in Gujarat, capolavoro dell’architettura moghul e in seguito modello per molte altre costruzioni monumentali. Preceduta da un’irta e ampia scalinata, dall’esterno offre una visione davvero imponente, generalmente la prima che si presenta al visitatore appena giunto al sito. La sua volta a soffitto è decorata con sciami di api e sulla parete di destra, forse per riequilibrare l’orgoglio terreno comprensibilmente suscitato dalla maestosità del luogo, un’iscrizione coranica saggiamente recita: Gesù, figlio di Maria – la pace sia con lui – disse: “Il mondo non è che una passerella: attraversala senza costruirci sopra la tua casa.
JAIPUR

La capitale del Rajasthan è una città che fu attentamente pianificata nel 1700 e che resta sempre attraente per il colore rosato con cui vengono dipinti i suoi edifici principali.

Jaipur, vista della città dal Palazzo dei ventiJaipur, la città di Jai oppure della vittoria, oggi conosciuta anche come la città rosa, fu fondata nel 1727 dal Maharaja Jai Singh II, appartenente al clan dei Kachawaha di Amber i quali, alleatisi con Akbar il Grande, avevano governato l’area con relativa indipendenza e prosperità fino all’avvento di Aurangzeb. Narra la leggenda che, salito al trono ancora bambino, Jai Singh II fosse stato portato al cospetto dell’imperatore, che l’aveva interrogato a proposito di quale punizione dovesse meritare per l’ostilità manifestatagli dalla sua casata e che il ragazzo avesse risposto: “Maestà, quando lo sposo prende per mano la sposa, le promette protezione per tutta la vita. Ora che l’Imperatore mi ha preso per mano, cosa dovrei mai temere?” Impressionato dall’istinto diplomatico del ragazzo, Aurangzeb gli aveva dunque conferito il titolo di Sawai, di leader dei clan Rajput alleati dell’impero.

La storia racconta invece che in realtà Aurangzeb non solo aveva da tempo ridotto notevolmente l’autonomia e le precedenti ricche rendite del regno di Amber, ma che aveva anche trascinato il fior fiore dei suoi principi e armate in rovinose e continue guerre contro i Sultanati del Deccan e i Maratha, provocandone la rovina economica e l’ostilità. Il titolo di Maharajah Sawai era stato infatti l’unica ricompensa che l’ancora giovanissimo Jai Singh II aveva ricevuto allora dall’imperatore. Con la morte di Aurangzeb, nel 1707, nella confusione che affiancò la lotta per la successione sul trono Moghul, al Maharajah fu affidato il governo delle ricche province di Agra e del Malwa, grazie alle quali da un lato Jai Singh II rimpinguò notevolmente le casse del suo Stato e dall’altra potè espandersi in Rajasthan, forte delle nuove armate acquisite, arginando così anche il contemporaneo espansionismo dei Maratha e diventando a tutti gli effetti il più potente sovrano rajasthano della sua epoca. Cosa che gli permise di dedicarsi finalmente ai suoi interessi principali: gli studi scientifici.

Appassionato di matematica, geometria e astronomia, materia che studiò approfonditamente durante tutta la sua vita patrocinando anche la traduzione al Sanscrito di testi di Tolomeo ed Euclide, Jai Singh II diede il via ai lavori per la sua nuova e grandiosa capitale, Jaipur, nel 1727, sotto le direttive del brahamano bengalì Vidyadhar Bhattacharya. Il progetto si fondò su una griglia di nove quadrati, secondo l’antichissima planimetria indù applicata alla costruzione di templi e chiamata VastuPurusha Mandala; nel riquadro centrale, occupato nei santuari dal sancta sanctorum, venne costruito il palazzo reale, il City Palace, ancora oggi in parte abitato dai discendenti della casata. La griglia di 3 X 3 riquadri venne però qui modificata, collocando il settore nord-occidentale a sud-est, consentendo così al Forte Nahargar, in collina, di mantenere una posizione dominante sulla città, protetta anche dalle altre alture del circondario, le cui fortificazioni si connettono con quelle di Amber. La città venne anche fornita di un acquedotto sotterraneo, che proporzionava il somministro idrico alla popolazione per mezzo di fontane lungo i viali, larghi oltre 30 metri e dotati degli ampi marciapiedi che ancora oggi consentono la libera circolazione delle grandi folle di pedoni indiani. All’epoca di Jai Singh, gli edifici principali erano intonacati in vari colori, mentre il rosa che ora contraddistingue la città, un colore tradizionalmente legato in India alla celebrazione e all’accoglienza, venne utilizzato per la prima volta solo nel 1853, in occasione della visita del principe Alberto di Inghilterra e da allora in poi diventò la tinta ufficiale di Jaipur.

Si può cominciare la visita della città proprio dal City Palace, il palazzo reale, con le magnifiche raccolte di tessuti, armi decorate, dipinti e tappeti conservate nelle aree oggi adibite a museo, quali il piano terra del Chandra Mahal o il City Palace Museum. Nei pressi, si erge il Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico, un affascinante insieme di enormi strumenti, yantra, progettati dal Maharajah per calcolare il tempo e i movimenti celesti con maggior precisione ed eretti tra il 1728 e il 1734. Tra i cinque Jantar Mantar costruiti da Jai Singh II nell’India centro-settentrionale, questo è il più grande. Al di fuori del palazzo, i mercati di Jaipur sono un vero caleidoscopio di colori e mercanzie: bracciali, calzature, marionette e profumi al Badi Chaupar, di fronte al Palazzo dei Venti; tessuti, gemme e gioielli al Jhoari Bazar.

Il Palazzo dei Venti, Hawa Mahal, fa parte delle mura orientali del City Palace e ce ne si fa un’idea migliore osservandolo dall’esterno. Pur essendo infatti l’edificio più celebre della città e uno dei più noti dell’India intera, più che di un edificio vero e proprio si tratta infatti di una sorta di facciata d’edificio, costruita in areanaria rosa da Sawai Pratap Singh nel 1799 per le ospiti dello Zenana, la versione hindu dell’Harem. I suoi cinque piani, in alcuni punti così angusti da impedire il passaggio di due persone contemporaneamente, si ergono su un alto podio, presentando un’eleborata facciata esterna che conta con 953 nicchie e balconcini schermati da jalis, le finestre a grata, consentendo così alle dame della corte di osservare parate e processioni in transito lungo il viale senza essere viste.

È tuttavia difficile oggi apprezzare l’accurata planimetria voluta da Jai Singh II; nonostante tutte le sue bellezze, Jaipur è oggi una città altamente faticosa, dallo smog spesso soffocante e costellata di agguerriti procacciatori di clienti per qualunque merce vendibile. Per fortuna c’è sempre a poca distanza Amber (o Amer), l’antica capitale della dinastia e la vera perla della zona

JAISALMER

Una magica fortezza, l’ambiente medievale, il silenzio e il deserto. Jaisalmer vi conquisterà in un attimo e per sempre.

Fondata nel 1156 dal principe Rajput della casata dei Bhatti, Jaisal, Jaisalmer conobbe un grande sviluppo nei secoli seguenti come stazione sulla rotta delle carovane commerciali verso occidente, attraverso il temibile deserto del Thar. I mercanti residenti costruirono magnifiche magioni e templi con la pietra locale in questa città fortezza, tra le più antiche del Rajasthan, che appare come un miraggio per il viaggiatore che vi si avvicina. Lo sviluppo del commercio marittimo causò il forte declino delle antiche vie carovaniere che cessarono la loro funzione nel 1947. Le seguenti guerre col nuovo vicino – nemico Pakistan (1965 e 1971 ) però, fecero sì che questa lontana postazione divenisse strategica e così il governo indiano sviluppò il sistema ferroviario e stradale della zona, per agevolare il dislocamento di truppe lungo il confine.

Su di una collina di base vagamente triangolare, la Trikuta Hill, sorge la fortezza che domina la città, circondata da bastioni seicenteschi costruiti a secco: pare un gigantesco castello di sabbia. All’interno si erge un’ulteriore cinta muraria con porte, che protegge il cuore della cittadella. Vi si entra salendo un rapido piano inclinato e pavimentato attraverso una serie di 4 maestose porte.

Oltrepassata la porta più interna, la Hawa Pol si raggiunge la piazza Chaugan Ouda sulla quale si affacciano i palazzi dei maharawal, titolo regale rajput, e dove avvenivano in tempo di guerra i riti di suicidio collettivo delle dame, i Jauhuar. L’area è abitata, tra magnifici portali intagliati, greggi, animali vari, lungo stradine ove sarà facilissimo perdersi e dove osserverete la vita medievale degli abitanti, coi suoi pro e i suoi contro. Solo dall’interno del Jaisalmer Palace ci si rende conto che in realtà si tratta di una serie di edifici collegati fra loro, di epoche successive. Il più antico è lo Juna Mahal del XVI secolo ma il più interessante è il Raj Mahal del XVIII, con affreschi e begli esempi di jalis, le grate scolpite fino a sembrare di pizzo. Imperdibile la vista che si gode dalla terrazza superiore.

Delicatissimi anche i templi jain presenti nella fortezza e che risalgono al XII – XVI secolo. Nella città bassa, fuori dalla cittadella, troverete le Havelis. Erano queste le magioni dei mercanti più ricchi, con bellissime facciate scolpite, balconcini e Jalis in pietra, i cortili interni circondati dalle eleganti costruzioni. La maggior parte risale al XVIII secolo e purtroppo sono per lo più in stato precario. Inoltre i vicoli stretti rendono spesso difficile una visione completa di questi capolavori.

Ma la più bella è senz’altro la Patwon-ki Haveli, della quale si possono visitare due dei cinque edifici di cui è composta. Furono necessari 50 anni di lavori per completarla. Uno degli edifici è ammobiliato poiché il governo ne ha fatto una sorta di museo locale. La costruzione attraversa con un passaggio coperto il vicolo cieco e prosegue dall’altro lato. La magnifica facciata e i suoi sessanta balconcini sono un capolavoro dell’intaglio su arenaria.

Ancora più sfarzosa la Nathmal-ki Haveli, vicino a Gandhi Chowk, con la facciata decorata che annuncia la ricchissima decorazione interna. Ai piedi della collina la terza grande Haveli, la Salim Singh; un piano terra modesto che si espande nelle balconate sporgenti del primo piano; il tetto ad arco con cupole e mensole a forma di pavone.

Per la sua forma curiosa viene chiamato il Palazzo Vascello. Appartenne a uno dei più crudeli tiranni della zona, il Primo Ministro Salam Singh che durante 12 anni di potere terrorizzò nel XIX secolo gli abitanti della città e del distretto. Morì assassinato nel 1880 e un suo discendente vi accompagnerà nella visita.

JODHPUR

Il regno di Jodhpur fu governato dal potente clan rajput dei Rathor, i cui appartenenti fanno risalire le proprie origini a Rama, l’eroe del Ramayana e attraverso di lui a Surya, il dio Sole; le loro gesta sono inestricabilmente legate al Maestoso Forte, che domina la città cresciuta nei secoli ai suoi piedi e buona parte della regione circostante.

Jodhpur, la Città Blu
Se Jaipur è la città rosa, Jodhpur potrebbe essere definita la città blu, per la tipica colorazione azzurra delle sue case. Inizialmente il colore indicava le residenze dei brahmani, perchè molti secoli fa, secondo la tradizione, alcuni di loro dipinsero le loro case di questo colore dopo aver scoperto che teneva lontane le zanzare e poi l’usanza si diffuse. Oggi Jodhpur è la seconda città del Rajasthan, ma sotto molti punti di vista non è cambiata rispetto alla vecchia città fortificata sviluppatasi ai piedi del Forte di Meherangarh. Le sue mura quattrocentesche sono infatti intatte, intervallate da porte massicce e la città vecchia è un luogo incantato con stretti vicoli, splendide havelis, antiche e sfarzose dimore e medievali cisterne per l’acqua.

Alla fine del XV secolo, il clan rajput dei Rathor governava l’intera regione, il Marwar, di cui era allora capitale la città di Mandore. Entrati in conflitto con il maharaja del Mewar per il controllo di Chittorgarh, fortezza altamente strategica, riuscirono a sconfiggerlo nel 1459. Il sovrano, il Rao Jodha, forte della vittoria, abbandonò allora la vecchia capitale Mandore e costruì una nuova fortezza sui pendii rocciosi di quella che oggi è Jodhpur, a circa 8 Km di distanza. Secondo la leggenda, Jodha fu costretto ad allontanare dal luogo un sadhu eremita che lì soggiornava e questi maledì la discendenza del Rao. Sarebbe questa la causa delle periodiche gravi siccità che affliggono la città e la zona, che pur siede letteralmente su di una falda acquifera che mette in pericolo le fondamenta dei suoi edifici.

Si può passeggiare per Jodhpur partendo dalla vecchia Jai Pol, la Porta della Vittoria, passando dalla cisterna Jetha Bera del XV secolo e arrivare fino al Juni Dhanmandi, il Mercato delle granaglie. Le affollate botteghe del Sadar Bazar, nei pressi della Torre dell’Orologio, vendono il meglio dell’artigianato locale, che qui si specializza in pelletteria, stoffe e bracciali in vetro. Il Bazar stesso rappresenta perfettamente l’impianto urbanistico della città, ridisegnato nel tardo XIX secolo, miscuglio di princìpi architettonici moderni e tradizioni rajput. Interessanti edifici rappresentativi di questo stile sono i vecchi edifici pubblici della città, come la Stazione ferroviaria, la Corte Suprema o il vecchio ospedale.

Ma sull’intera città domina la straordinaria Fortezza Meherangarh, Forte Maestoso, arroccata su di un declivio roccioso alto 122 m. Dall’alto del Forte, si dice che nei giorni limpidi lo sguardo possa spaziare fino al Forte di Kumbhalgarh, a 128 Km di distanza. La fortezza è decisamente imponente e con le sue mura e torri cilindriche aggettanti pare essere una cosa sola con la rupe sulla quale si innalza e alla quale si accede percorrendo una salita tortuosa oltrepassando sette porte fortificate.
Oltrepassata la Dedh Kangra Pol, porta che ancora reca i segni delle cannonate lanciate dalle armate di Jaipur nel tentativo di conquistare la città nel 1807, si segue uno stretto tornante, voluto per ostacolare ulteriormente i possibili invasori. L’ultima delle porte è la Laha Pol, Porta di ferro, accanto alla quale sono scolpite – qui come in molte fortezze rajput – le impronte di piccole mani, una per ogni Rani, regine e dame di alto rango di Jodhpur sacrificatesi per onore nel Jauhuar. Sulle mura, che in alcuni punti raggiungono i 40 m di altezza, troneggia una batteria di possenti cannoni medievali. Il complesso dei palazzi interni, unico nel suo genere, contrasta per finezza e leggerezza con la massiccia imponenza delle mura difensive e del rilievo roccioso stesso, sviluppandosi attorno a un labirinto di cortili collegati tra loro, e alleggeriti da strutture e decorazioni a filigrana scolpita nell’arenaria. Gli edifici risalgono in parte alla fondazione della fortezza, ma nel corso dei secoli ne furono eretti altri dai vari maharaja che vi si succedettero e vi abitarono ininterrottamente fino ai giorni nostri e che dunque ristrutturarono spesso anche quelli già esistenti secondo le varie influenze stilistiche e architettoniche della loro epoca.

Appena entrati sulla destra si trova il trono in marmo bianco sul quale è stato incoronato ogni sovrano di Jodhpur a partire dal XV secolo. Gran parte delle è oggi adibita a museo, con interessantissime collezioni di portantine, palanchini da elefanti, arredi, armi, etc: quella conservata nel Maan Vilas, l’armeria, è una delle più ricche dell’India, nella quale spicca una spada damaschinata attribuita all’imperatore moghul Akbar. Eccellente anche la collezione di miniature rajasthane e moghul che adornano l’Umaid Vilas. Nel Phool mahal, Palazzo dei fiori, un tempo utilizzato come sala delle udienze private, sono invece conservati affreschi ottocenteschi che rappresentano i vari Ragas e Rasas del sistema musicale indiano, coi sentimenti che ne determinano le differenti tonalità, circondati dalle opulente decorazioni a stucco dorato e a vetrate colorate che caratterizzano gli interni dell’edificio.

Il Jhanki Mahal, o Palazzo degli sguardi, deriva il suo nome dalle splendide finestre a grata, le Jalis, e i suoi balconcini, jarokha, attraverso i quali le signore potevano osservare non viste il mondo circostante dallo Zenana, il complesso di edifici finemente decorati e riservati alle dame secondo la tradizione rajput, o assistere a spettacoli e performance musicali. I motivi con cui queste grate sono scolpite sono raffinatissimi e ne esistono oltre 250 diversi modelli all’interno del palazzo, ognuno identificato da un nome differente. Il Moti Mahal, Palazzo della Perla, è una sala del trono risalente al tardo XVI secolo e in seguito rimaneggiata e adornata con magnificenza da specchi, nicchie e dorature di ispirazione quasi barocca. Il trono ottagonale posto al fondo della sala, dal quale il maharaja si consultava coi suoi ministri, risale al XVII secolo.

MANDAWA

Il Forte di Mandawa, che si trova nella regione del Rajasthan, è una delle più importanti attrazioni turistiche del luogo. Questa fortezza, che si innalza nel territorio, offre una visione chiara di tutta la città. Le arcate di questo bel forte sono dipinte con impressionanti disegni raffiguranti il Signore Krishna e le sue pastorelle. Ogni stanza di questo palazzo mostra decorazioni e temi diversi. Le pareti di queste camere sono decorate con bellissimi dipinti di grandi dimensioni e magnifici specchi lavorati a mano. Il forte è stato trasformato in un hotel, patrimonio del Rajasthan. Offre un gran comfort e diversi altri servizi per gli ospiti che in esso alloggiano. Scoprirete inoltre che le mura di questa mansione sono decorate con ritratti reali. Qui troverete una vasta collezione di oggetti d’antiquariato che trasporteranno la vostra mente alla grande epoca Rajput.

Haveli – L’architettura Indiana
Ci sono molti di haveli in questa regione alle quali vale la pena dare un’occhiata. Una di queste, tra le più viste dai turisti, è la Hanuman Prasad Goenka. In essa viene raffigurato Shiva cavalcando il toro Nandi, e Indra su di un elefante. Murmuria è un’altra haveli che raffigura un treno e i suoi binari affollati, mentre un corvo vola basso proprio sopra la vettura. Ci sono anche molte altre haveli degne di essere viste come la Jhunjhunwala, la Lal Saraf, la Chokhani Double, e la Lakshminarayan Ladia.

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